YOUNESS CONDANNATO A QUATTRO ANNI DI PRIGIONE

Mercoledì 12 Ottobre 2011 Youness Zarli è stato ingiustamente condannato a quattro anni di carcere.

Mi trovo ancora in Marocco e al momento non riesco a trovare le parole per raccontarvi il senso di ingiustizia che ci circonda. Io e Adam torneremo presto in Italia inshallah, non dimenticate la nostra famiglia nelle vostre preghiere.

Grazie a tutte le persone che ci sono state e ancora ci stanno in vari modi vicine.

Maryam Jessica

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Dal Marocco

Vi scrivo dal Marocco, da una “connessione volante”… Grazie a Dio ho ottenuto la visita due volte la settimana, mezz’ora per volta, e anche il piccolo Adam è molto contento.

Youness è dimagrito parecchio, psicologicamente non è facile per lui rimanere 24 ore su 24 in isolamento, a parte le brevi visite che gli hanno concesso. La prigione ha restituito ai detenuti i loro vestiti, per quanto riguarda il cibo, purtroppo sono costretti a mangiare i piatti (ormai freddi) che i familiari riescono a far passare, dopo infiniti controlli, altrimenti devono accontentarsi delle lenticchie e dei fagioli offerti dal carcere…

Mercoledì scorso c’è stata l’udienza, e come previsto hanno rimandato tutto a lunedì 19 settembre, speriamo e preghiamo che questo incubo finisca…

Ringrazio ancora tutti/e coloro che in questi difficili momenti ci sono stati vicini,

Un caro saluto da Maryam (Jessica), da Youness e dal piccolo Adam

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Il 4 settembre prossimo partirò per il Marocco

La situazione dei detenuti di Salé2 e Meknèss diventa ogni giorno più allarmante; sono davvero preoccupata per mio marito, a causa della sua ingiusta e inumana detenzione sono vittima di un vero e proprio trauma psicologico. Mi trovo in Italia, lontana da lui, non ho nemmeno il diritto di salutarlo brevemente al telefono per tranquillizzarmi un pochino…

Ricevo aggiornamenti solo tramite le associazioni dei diritti umani che ci raccontano sul web quel che accade nelle carceri marocchine, inoltre mia suocera mi parla delle sue brevissime visite, nelle solite condizioni degradanti, poverina…

Il 4 settembre prossimo partirò per il Marocco, spero che le condizioni di visita tengano conto della presenza di nostro figlio di soli 3 anni; non ho alcuna intenzione di portare il bambino a trovare suo padre in quelle condizioni disumane, sotto lo stretto controllo di un gendarme, e poterlo salutare solo da dietro le sbarre… Mio figlio potrebbe capire quel che non gli ho ancora mai voluto dire, ossia che suo padre si trova in carcere. Per proteggerlo, gli abbiamo finora raccontato che il papà è molto impegnato al lavoro.

Non voglio che mio figlio subisca altri traumi, già soffre abbastanza la lontananza da suo padre.

Talvolta, la notte, Adam prende una foto di suo padre e si addormenta piangendo, abbracciandola.

Non chiediamo altro che il rispetto dei diritti fondamentali dell’essere umano, e delle condizioni di detenzione umane. Purtroppo, il Marocco non sembra interessarsene per nulla.

I fatti non sono cambiati da tre mesi a questa parte: mio marito si trova sempre in isolamento, senza vestiti né coperte, può mangiare solo cibo freddo; le guardie maltrattano i detenuti, li bastonano, li violentano… in questo mese sacro per i musulmani, il Ramadan, è vietato possedere un esemplare del Corano, recitarlo, perfino avere un piccolo tappeto per la preghiera…

Mio marito è dimagrito e sta molto male psicologicamente, da ciò che mi ha detto sua madre che è stata a trovarlo lunedì, ha un disperato bisogno di parlare con la sua famiglia…

Qui sotto nei commenti, vi copio la lettera di denuncia di un avvocato che racconta di come alcuni detenuti abbiano subìto abusi sessuali in carcere, solo perché.. leggevano il Corano!!

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Cosa succede nelle carceri marocchine?…

Una mattina, un detenuto si sveglia privo di forze; le guardie fanno l’appello, ma lui non risponde perché non riesce nemmeno ad alzarsi.

Sapendo che è malato, cosa fanno le guardie? Cominciano a massacrarlo di botte…

Solo tre giorni fa l’hanno finalmente trasferito in ospedale, dove versa tuttavia in condizioni critiche. La sua famiglia chiede a tutti di pregare per lui.

Qui sotto il video di sua moglie, in sciopero della fame per protestare contro le disumane condizioni di detenzione:

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Appello per la nostra famiglia

Bismillahi rRahmani rRahim

As-salâmu ‘alaykum waRahmatullahi Ta’ala waBarakatuHu,

Care sorelle, cari fratelli fillah,

In questo mese benedetto di Ramadân, non vi dimenticate di tutti i nostri fratelli detenuti; nelle prigioni di Salé e Meknèss, i nostri fratelli, figli, sposi, stanno subendo ancora torture, sono in isolamento 24 ore su 24, senza coperte né lenzuoli, senza vestiti di ricambio; il cibo scarseggia… mia suocera è andata a trovare Youness lunedì scorso, e le guardie non le hanno permesso nemmeno di dargli i datteri per l’iftâr. E come mio marito, ci sono circa 300 fratelli, nelle stesse condizioni, che Allah li sostenga…

Pensate a loro al momento del du’a dell’iftâr, in queste sere di Ramadan.

Il 7 settembre prossimo ci sarà il processo d’appello per mio marito, spero di riuscire ad andare anch’io in Marocco prima di quella data, col mio piccolo Adam inshaa Allah… Non riesco a spiegarvi cosa significhi crescere il mio bambino lontano da suo papà, ogni volta che vede le sue foto sullo schermo del pc mi chiede: “Quando andiamo ummî?”. Come diceva una cara sorella, è triste dover constatare che il papà dei nostri figli è presente in tutti i nostri discorsi, ma in realtà non fa parte della loro vita…

Sorelle, fratelli fillah, se qualcuno di voi volesse aiutarci per poter almeno sostenere le spese di questo viaggio, che Allah l’Altissimo vi ricompensi immensamente, e con un piccolo gesto non aiuterete solo la nostra famiglia, ma anche altri fratelli cui insieme a mia suocera potrei preparare il cibo o per i quali potrei acquistare qualcosa di cui abbiano bisogno in carcere (sempre che il Ramadan porti un po’ di misericordia nel cuore delle guardie della prigione inshaa Allah).

Vi lascio i miei dati:

POST PAY: Zanchi Jessica 4023 6006 0883 6286 

PAYPAL: maryam_omm_adam@hotmail.it 

Se voleste contattarmi via mail per maggiori informazioni, lo potete fare allo stesso indirizzo:

maryam_omm_adam@hotmail.it

Barakallahu fikum,

Wasalam, Maryam Jessica

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Diario dal carcere

Prigione di Salé 2 (Rabat), 4 luglio 2011

Dal 16 maggio scorso, i prigionieri politici di Salé 2 stanno subendo vere e proprie torture.

Quel giorno, le guardie carcerarie, congiuntamente alle forze dell’ordine, all’improvviso hanno obbligato i detenuti ad un trasferimento coatto. I prigionieri si sono ribellati a tale decisione arbitraria, e la polizia ha reagito lanciando lacrimogeni, per poi passare agli idranti, alle pietre, e infine alle armi da fuoco.

Una vera rivolta, come è stata presentata dalla stampa marocchina? A onor del vero, i detenuti erano a mani nude, tuttavia le forze dell’ordine hanno smesso di sparare solo due giorni e due notti dopo.

Il 17 maggio, il bilancio era di una ventina di feriti, tra cui alcuni gravissimi, colpiti da lacrimogeni, pallottole di gomma, taluni con colpi d’armi da fuoco convenzionali.

Il trasferimento

La sera del 17 maggio, le forze dell’ordine hanno deciso di trasferire i detenuti, e a questo fine li hanno divisi in due gruppi: coloro che erano ancora in attesa di giudizio o della decisione di appello sono rimasti a Salé, ma in un altro stabilimento, noto come Salé 2; gli altri sono stati trasferiti a Mekness.

Il giorno successivo, è stato comunicato alle famiglie che i prigionieri avrebbero trascorso 45 giorni in “punizione”, ossia in isolamento, senza aver diritto né alle visite, né al cibo preparato loro dalle famiglie (l’unico cibo, cioè, commestibile da un essere umano all’interno di quelle carceri).

Qualche giorno dopo, il nostro avvocato, che ha avuto miracolosamente “diritto” ad un brevissimo colloquio con mio marito Youness, ci ha raccontato di averlo trovato con indosso ancora gli stessi vestiti del 16 maggio. Per una cella di isolamento che ospita 10 persone, hanno diritto a due sole razioni di cibo una volta al giorno; la varietà è costituita da fagioli e lenticchie! Alcuni detenuti sono regolarmente malmenati dalle stesse guardie carcerarie, il più delle volte pesantemente offesi e spogliati completamente per il colloquio con i legali. Le celle sono buie, calde e affollate di giorno; di notte non vi sono né coperte e nemmeno lenzuola, le brande sono cementate, e sono solo 2 per 10 detenuti.

4 luglio 2011: i 45 giorni di “punizione” sono terminati…

Mia suocera è riuscita ad ottenere un colloquio con mio marito, a queste condizioni:

È vietato portare al detenuto vestiti, né asciugamani; il cibo può entrare solo già cotto, niente formaggio né datteri, niente insaccati, né cioccolata.

I detenuti possiedono solo gli abiti che hanno addosso (dal 16 maggio!), poiché tutti gli altri loro miseri averi sono stati rubati dalle stesse guardie carcerarie, che poi hanno dato quelle meno belle ai detenuti comuni, piuttosto che lasciare ai detenuti politici la possibilità di cambiarsi d’abito dopo un mese e mezzo!

Anche il colloquio è privo di diritti…

Mia suocera è riuscita ad incontrare suo figlio in un’atmosfera a dir poco spaventosa: la vecchia stava seduta in una miuscola cella, guardata a vista da una guardia; di fronte a lei, Youness, distante dalla madre circa due metri, in un’altra cella altrettanto minuscola, anch’egli ovviamente con un secondino di guardia. Nel piccolo corridoio tra le due celle, due guardie che facevano avanti-indietro… chissà mai cosa potrebbe tentare di così pericoloso una vecchia vedova!! Tutto ciò, per soli 15 minuti. Mi chiedo come potrà mai il nostro bambino fare visita a suo padre per incontrarlo in quello stato pietoso… Quali danni psicologici potrebbe subire mio figlio vedendo suo padre in quel modo?

Youness è dimagrito tantissimo, i vestiti che ha addosso sono a tutt’oggi gli stessi del 16 maggio. Ha raccontato alla madre di stare malissimo, e che ciò che hanno subito da parte delle guardie è inenarrabile…

Maryam Jessica

http://younesszarli.wordpress.com

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Appello: udienza rimandata a settembre

Oggi è stato il primo giorno dell’ udienza per l’appello… dopo 1 mese di isolamento finalmente mia suocera riesce a vedere Youness, che poi mi racconta per telefono di aver visto mio marito dimagrito, con gli stessi abiti..e nei suoi occji si intravedeva la fame e la sofferenza, non ostante il cibo scarseggi, il freddo e le torture all’ordine del giorno lui si preoccupa di noi, chiede alla madre se io e il bambino stiamo bene e ci raccomanda di farci forza.. poi racconta alla madre le pessime condizioni di isolamento. Gli avvocati fanno atto ai giudici con tanto di documentazione, foto, testimonianze di ciò che è accaduto dal 16 maggio fino ad oggi, le torture che ogni giorno subiscono, ma non ostante tutto i giudici rimandano l’udienza a settembre, una data a mio parere assurda priva di diritti, ma daltronde come possiamo parlare di dirtti, quando uno non è tranquillo nemmeno in carcere.

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L’avvocato ha visto Youness

Sappiamo dove si trova mio marito. L’avvocato è riuscito a vederlo due volte, ma ai familiari non sono concesse visite. Il nostro legale ci racconta che non sta bene, ha addosso ancora i vestiti del 17 maggio scorso, la ferita sembrerebbe rimarginata… Ma il cibo scarseggia, le coperte e i letti pure… Tutto ciò da 45 giorni… Una vera tragedia.

Che ne è dei «diritti umani»? Come possono degli esseri umani essere tanto crudeli??

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Truth and justice for Youness Zarli

 

That day in Casablanca I was present. We are playing in the living room with our child during the lunch. From the terrace overlooking the maid, and tell us that at the doorthere is a guy who calls Youness. He leaves the child and goes down as he is, still in pajamas and slippers. He never comes back.
A full-blown kidnapping. The police slammed him into a car and took him away, blindfolded him all the way, that does not recognize the destination. But just the cries of tortured prisoners, the smell of the cells, the light always on, the interrogations in the middle of the night, and massive doses of psychotropic drugs sufficed him to recognize the secret prison of Temara, in which he had was in 2005. This time Youness passes 26 days, they keep him hungry, and he lost 13kg in weight. After that I saw him in the prison of Salé Rabat. It’s been one year and one month when in May he was condemned to five years.
I’d love to tell you that we’re fine,that we are able to stand the test of Allah … But today is a really difficult day for us.
I spent the last two days in prison, and I saw with my own eyes and heard with my own ears what the Moroccan police have done to our brothers … They came in at 9 am, armed with guns, tear gas and moisturizers … I saw and felt the shots in succession, the smoke of tear came down to us in the street outside the prison. And me, who have asthma, I could not breathe and I had to continually inhaling Ventolin … Imagine the brothers inside the prison, deprived of everything.
My husband was sleeping when he was thrown out of bed quickly, and was told to get on the roof, because the soldiers were coming with lots of weapons and tear gas. The families were close to the prison, without being able to do anything but cry and pray for their loved ones …

After the “graces ” granted by the King, the government is making every effort to show the public that members of Salafiyya Jihadiyya are really terrorists….The government and the media claim that the prisoners were the first to start, but who could believe that prisoners in maximum security prisons can deal with bare hands their armed torturers?! I am speechless …

Tuesday night they transferred the detainees.
I still do not know where they are, the newspapers and various internet sites say that some are in Fes, others says Mekness , both new prisons, designed especially for “dangerous” detainees. Since yesterday we are doing the rounds of the associations for the protection of human rights, without great success.
The Moroccan newspapers yesterday have done nothing but talk about us, the families of prisoners, saying that the government will be hard with us. That’s to say that they will take revenge as well as
detainees also with their families.

Allah is sufficient, He is the best of protectors.
The cases of the prisoners will be reviewed again, they will be subject to a new trial for what they have committed, as if they were the first to start …

Youness has just been sentenced to five years in prison, we thought to present an appeal, but now we do not even know where he is detained, and under what conditions … May Allah support him and may Allah give him and all the other brothers freedom. They are guilty only of Islam ….

I appeal to any sister or brother, in Italy or elsewhere that could help us to contact human rights organizations, independent journalists, etc. …

Thanks to all who are supporting us.

Zanchi Jessica

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Aggiornamento

Sono dovuta rientrare in Italia per problemi di salute.

Di mio marito non abbiamo ancora alcuna notizia, ma ieri un ragazzo che era detenuto nella stessa prigione di massima sicurezza, è stato portato in Tribunale per l’udienza. Sua madre e tutte le altre persone presenti l’hanno visto entrare zoppicante e con le tracce delle torture.

Io ho provato a scrivere ad alcune associazioni umanitarie, ma al momento nessuno mi ha risposto…

Le famiglie dei detenuti si stanno mobilitando ancora per riottenere almeno il diritto di visita… ma a quanto sembra, nessuno vuole aiutare queste povere donne…

Grazie a tutti coloro che ci stanno sostenendo.

Maryam Jessica.

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