
Prigione di Salé 2 (Rabat), 4 luglio 2011
Dal 16 maggio scorso, i prigionieri politici di Salé 2 stanno subendo vere e proprie torture.
Quel giorno, le guardie carcerarie, congiuntamente alle forze dell’ordine, all’improvviso hanno obbligato i detenuti ad un trasferimento coatto. I prigionieri si sono ribellati a tale decisione arbitraria, e la polizia ha reagito lanciando lacrimogeni, per poi passare agli idranti, alle pietre, e infine alle armi da fuoco.
Una vera rivolta, come è stata presentata dalla stampa marocchina? A onor del vero, i detenuti erano a mani nude, tuttavia le forze dell’ordine hanno smesso di sparare solo due giorni e due notti dopo.
Il 17 maggio, il bilancio era di una ventina di feriti, tra cui alcuni gravissimi, colpiti da lacrimogeni, pallottole di gomma, taluni con colpi d’armi da fuoco convenzionali.
Il trasferimento
La sera del 17 maggio, le forze dell’ordine hanno deciso di trasferire i detenuti, e a questo fine li hanno divisi in due gruppi: coloro che erano ancora in attesa di giudizio o della decisione di appello sono rimasti a Salé, ma in un altro stabilimento, noto come Salé 2; gli altri sono stati trasferiti a Mekness.
Il giorno successivo, è stato comunicato alle famiglie che i prigionieri avrebbero trascorso 45 giorni in “punizione”, ossia in isolamento, senza aver diritto né alle visite, né al cibo preparato loro dalle famiglie (l’unico cibo, cioè, commestibile da un essere umano all’interno di quelle carceri).
Qualche giorno dopo, il nostro avvocato, che ha avuto miracolosamente “diritto” ad un brevissimo colloquio con mio marito Youness, ci ha raccontato di averlo trovato con indosso ancora gli stessi vestiti del 16 maggio. Per una cella di isolamento che ospita 10 persone, hanno diritto a due sole razioni di cibo una volta al giorno; la varietà è costituita da fagioli e lenticchie! Alcuni detenuti sono regolarmente malmenati dalle stesse guardie carcerarie, il più delle volte pesantemente offesi e spogliati completamente per il colloquio con i legali. Le celle sono buie, calde e affollate di giorno; di notte non vi sono né coperte e nemmeno lenzuola, le brande sono cementate, e sono solo 2 per 10 detenuti.
4 luglio 2011: i 45 giorni di “punizione” sono terminati…
Mia suocera è riuscita ad ottenere un colloquio con mio marito, a queste condizioni:
È vietato portare al detenuto vestiti, né asciugamani; il cibo può entrare solo già cotto, niente formaggio né datteri, niente insaccati, né cioccolata.
I detenuti possiedono solo gli abiti che hanno addosso (dal 16 maggio!), poiché tutti gli altri loro miseri averi sono stati rubati dalle stesse guardie carcerarie, che poi hanno dato quelle meno belle ai detenuti comuni, piuttosto che lasciare ai detenuti politici la possibilità di cambiarsi d’abito dopo un mese e mezzo!
Anche il colloquio è privo di diritti…
Mia suocera è riuscita ad incontrare suo figlio in un’atmosfera a dir poco spaventosa: la vecchia stava seduta in una miuscola cella, guardata a vista da una guardia; di fronte a lei, Youness, distante dalla madre circa due metri, in un’altra cella altrettanto minuscola, anch’egli ovviamente con un secondino di guardia. Nel piccolo corridoio tra le due celle, due guardie che facevano avanti-indietro… chissà mai cosa potrebbe tentare di così pericoloso una vecchia vedova!! Tutto ciò, per soli 15 minuti. Mi chiedo come potrà mai il nostro bambino fare visita a suo padre per incontrarlo in quello stato pietoso… Quali danni psicologici potrebbe subire mio figlio vedendo suo padre in quel modo?
Youness è dimagrito tantissimo, i vestiti che ha addosso sono a tutt’oggi gli stessi del 16 maggio. Ha raccontato alla madre di stare malissimo, e che ciò che hanno subito da parte delle guardie è inenarrabile…
Maryam Jessica
http://younesszarli.wordpress.com